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UNO OGNI CINQUECENTO ANNI - Federico Albert

A Lanzo sono legati tanti ricordi della mia infanzia.
Molte estati trascorse tra quelle vie e quelle chintane.
Tra i ricordi c’è ne uno che mi è tornato spesso, nel corso della scrittura di questo libro.
Il martedì, giorno di mercato, per mano a mia mamma e mia zia Domenica, poteva capitare d’incontrare un uomo dal portamento distinto, che molte persone salutavano con rispetto.
Io ero molto piccolo e timidissimo, per questa ragione, l’avvicinarsi di questa persona tanto gentile, quanto elegante, mi emozionava e mi stringevo ancora di più tra mia madre e mia zia.
Dopo i saluti e una breve chiacchierata, entrambe si premuravano di spiegarmi, nel dettaglio, chi fosse quel signore appena incontrato.
“Sai chi era Paolo? L’ingegner Federico Albert. Il pronipote del vicario Albert,che si chiamava Federico come lui.  Un grande parroco, che ha lasciato il segno, che tutti ricordano e che speriamo diventi presto santo!”
Da allora sono passati cinquant’anni. Il vicario Albert, nel frattempo è diventato Beato e io non avrei mai pensato di poter scrivere un giorno la sua storia.
La vita è sorprendente e meravigliosa anche per queste cose!
Mi sono appassionato alla vicenda di quest’uomo perché ha caratteristiche e un percorso davvero interessante e con delle peculiarità uniche, tutte da scoprire.
Da più di vent’anni studio i “santi sociali” dell’ottocento piemontese. Una stagione entusiasmante per la storia della chiesa e, speriamo, non irripetibile!
Federico Albert può essere annoverato, a pieno titolo, in questo gruppo di uomini appassionati ad applicare il vangelo nella realtà che li circonda.
Mi ha particolarmente interessato il suo percorso che s’intreccia con alcuni personaggi della storia del suo tempo: Carlo Alberto, Vittorio Emanuele II, San Giovanni Bosco.
Insomma, un uomo che vive da protagonista con uno stile sobrio, discreto e spesso schivo. Forse per questa ragione occorre fare di tutto per farlo conoscere ancora di più e meglio.
Mi sono permesso di raccontarlo con libertà, così come mi piace fare.
Ho immaginato Federico, ho stretto amicizia con lui e l’ho fatto rivivere attraverso dialoghi, incontri e situazioni. Perché, a mio parere, la sua vita è un bellissimo romanzo, da leggere, mi auguro, tutto d’un fiato!
Mi ha colpito anche il suo attaccamento a Lanzo, un bellissimo paese a cui sono legato, perché terra natia della mia mamma Giorgina.
Tra l’altro, l’attaccamento e la grande dedizione di Albert alla comunità lanzese mi suggerisce un ringraziamento dovuto alla cara zia Anna Maria, che mi ha tanto parlato di Albert e che ha vissuto una vita di impegno civile e sociale, anche lei, a favore di Lanzo e dei lanzesi.

In conclusione, desidero fare un augurio alle suore che continuano l’Opera del Beato Albert. A loro spetta il compito di raccogliere e tenere viva un’eredità importante, ispirata e aperta ai segni dei tempi.
Abbiamo, ancora oggi, bisogno di questi esempi.
La storia di Federico Albert mi ha toccato il cuore, mi ha emozionato.
Spero tanto che almeno un briciolo dei brividi che ho provato, si ritrovino tra queste pagine.

Buona lettura.

Paolo Damosso

UN CENTENARIO DA RICORDARE

30 Settembre 1876 -1976

Morte del venerabile Federico Albert.

Un uomo che non ebbe paura di "dare la vita per i suoi amici"

Ascoltando Federico

ESERCIZI SPIRITUALI sulle parole del beato Federico Albert

Federico Albert

Vicario parrocchiale e foraneo di Lanzo Torinese

Fondatore delle Suore Vincenzine di Maria Immacolata

Un cuore pieno di amore

Il beato Federico Albert

Federico Albert

"Il buon pastore dà la vita per le sue pecorelle"

Un uomo che non ebbe paura di perdere la vita

Appunti sulla vita di F. Albert

Voci di casa

Federico Albert

Parroco di Lanzo

Federico Albert e i suoi tempi
Federico Albert

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